Senza paraocchi

Riflettevo in questi giorni su come arrivi sempre qualcuno ad abbattere le tue certezze  sulla evidenza delle cose,  che così non solo smettono di essere evidenti, ma hanno anche la poca grazia di rivelarsi false.

L’ambito dei miei ragionamenti è prettamente fisico, ed arrivo subito al dunque. Niente è più scontato che io, voi e tutti gli oggetti che hanno la gran fortuna di circondarci siamo immersi in uno spazio assoluto ed in esso ci muoviamo. Il professor Isaac Newton era perfettamente d’accordo (anzi, noi lo siamo con lui), ed era in grado di immaginarsi un corpo immerso nello spazio assoluto, altrimenti vuoto, e che ivi incedeva nel suo stato di moto in eterno immutato. Egli era anche convinto che la natura rispetta delle leggi oggettive e che essa è del tutto indipendente da noi che la osserviamo. L’albero che cade in Amazzonia, cade e basta, non se ne importa che l’indigeno più vicino è a 200 km di distanza. C’è una bella e solida realtà oggettiva là fuori, e su questo c’è poco da discutere. O almeno così ci sembrava prima. Poi è arrivato Ernst Mach, che non solo fece gli studi sulla velocità del suono, ma che oggi ricordiamo come filosofo della scienza. Il suo nome lo sentii la prima volta nel padiglione di fisica teorica dalla bocca degli studenti dell’indirizzo didattico, che all’epoca erano allievi del professor Drago. Mach disse che il movimento di una massa è relativo alle altre masse, e non è necessario, anzi non ha senso riferire questo movimento ad uno spazio assoluto. Di fronte a questa singolare idea potremmo anche fare spallucce e andare avanti nel nostro riferimento di stelle fisse, non fosse che però Albert Einstein partendo anche dalle idee di Mach costruì le sue teorie della relatività. Poi Mach disse pure che tutti i fenomeni fisici non possono prescindere dalla percezione che noi abbiamo di essi. Su quest’ultima idea potremmo farci una bella risata, e chiederci quanti alberi siano caduti in Amazzonia nell’ultima ora. Ma ci fu Erwin Schrödinger, ricordato per l’equazione della meccanica quantistica e per il suo gatto. Del gatto di Schrödinger parlerò più diffusamente in un altro post. Quello che ci interessa ora è che lo sventurato gatto è posto da un sadico in una scatola chiusa nella sgradita compagnia di un veleno letale che si attiva o meno a seconda che un dato isotopo decada. Quello che dobbiamo concludere seguendo alla lettera la meccanica quantistica è che finché la scatola è chiusa il gatto è in uno stadio intermedio tra vivo e morto, ad esempio è al 50% vivo ed al 50% morto. Il povero gatto sarà definitivamente vivo o morto solo quando apriremo la scatola e lo vedremo con i nostri occhi. E se ci convinciamo che questo sia vero, come parliamo più di realtà fisica indipendente dai nostri sensi?

In conclusione, fummo davvero spiazzati, i più ingenui di noi che ci iscrivemmo a Fisica nel pieno del vigore della nostra giovinezza e della nostra incoscienza; queste cose non le sapevamo ed i programmi del liceo si fermavano molto prima; in più internet neanche esisteva. Ma da allora i nostri orizzonti si sono ampliati. Ora neanche ci chiediamo cosa sia la Scienza… essa ci dice la verità su come è fatta la realtà. Essa ci dà le verità alle quali affidarci. Peccato che il filosofo ed epistemologo Karl Popper ci abbia spiegato che la scienza deve essere falsicabile. Ad ogni teoria scientifica è richiesto di potere essere dimostrata falsa. Allora è vero, arriva sempre qualcuno ad abbattere le nostre certezze.

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About Francesco Buonocore

Francesco Buonocore is an Italian solid state theoretical physicist, staff scientist of the Italian government agency ENEA. Francesco likes Physics, thinking about Physics and how Physics and life are related.
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